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Gli editti di Ashoka il Grande

Gli editti di Ashoka il Grande

Gli editti di Ashoka ci sono 33 iscrizioni incise su pilastri, grandi pietre e pareti di caverne da Ashoka il Grande (r. 268-232 a.C.), il terzo re dell'Impero Maurya (322-185 a.C.) dell'India. Un set, i cosiddetti Major Rock Editti, sono coerenti nel loro messaggio che le persone dovrebbero aderire al concetto di Dhamma, definito come “giusto comportamento”, “buona condotta” e “decenza verso gli altri”. Gli editti furono scritti in tutto il regno di Ashoka che includeva le aree dell'odierno Afghanistan, Bangladesh, India, Nepal e Pakistan e la maggior parte erano scritti in caratteri Brahmi (sebbene uno, in Afghanistan, sia anche in aramaico e greco). Gli editti sono composti da:

  • Editti Rock Minori
  • Editti dei Pilastri Minori
  • Grandi editti rock
  • Editti del Pilastro Maggiore

Si pensa che in origine esistessero molti editti del pilastro (ciascuno alto tra i 40 ei 50 piedi e con un peso fino a 50 tonnellate ciascuno), ma solo dieci sono sopravvissuti. Questi erano sormontati da capitelli di leoni (rivolti in quattro direzioni), tori e cavalli. La capitale del leone a quattro facce è stata adottata come emblema nazionale dell'India dopo la sua indipendenza nel 1947 CE.

Gli editti della roccia minore e gli editti del pilastro minore trattano del primo regno di Ashoka, gli editti del pilastro maggiore trattano la fine del suo regno, mentre gli editti della roccia maggiore affrontano la visione di Ashoka dell'esistenza pacifica attraverso Dhamma. I Major Rock Editti sono i più famosi di tutti e includono l'Editto 13 che descrive il drammatico punto di svolta nella vita di Ashoka dopo la guerra di Kalinga. Intorno al 260 a.C., Ashoka lanciò una brutale campagna militare di conquista contro il pacifico regno costiero di Kalinga che provocò la morte di 100.000 Kalinga, la deportazione di 150.000 e migliaia di altri lasciati morire di malattie e carestia. Ashoka era così inorridito da ciò che aveva fatto che rinunciò alla violenza e si dedicò alla via della pace, abbracciando il buddismo e sviluppando il suo concetto di Dhamma.

Lo scopo degli editti non era solo quello di istruire il popolo in Dhamma ma per mostrare l'impegno di Ashoka per la pace.

Lo scopo degli editti non era solo quello di istruire il popolo in Dhamma ma per mostrare la contrizione di Ashoka per il suo comportamento precedente e il suo impegno per la pace attraverso i principi buddisti. Dopo la sua conversione al buddismo, Ashoka visse la sua fede, incoraggiò gli altri a vivere la loro – qualunque forma prendesse la loro fede – e inviò missionari in altri paesi (come Cina, Grecia, Sri Lanka e Thailandia) per introdurre pacificamente le persone ai concetti buddisti. In tal modo, Ashoka ha trasformato la setta filosofico-religiosa minore del buddismo in una religione mondiale.

L'impero di Ashoka cadde nemmeno 50 anni dopo la sua morte, ei suoi editti furono dimenticati in seguito. I pilastri caddero e furono sepolti, e la Scrittura Brahmi degli editti rupestri era stata trascurata in modo che, alla fine, non potevano più essere letti. Fu solo nel XIX secolo d.C. che lo studioso e orientalista britannico James Prinsep (l. 1799-1840 d.C.) decifrò la sceneggiatura, identificò Ashoka come il re a cui si fa riferimento come Devanampiya Piyadassi ("Amato dagli dei" e "Grazioso di Mien" ) negli editti, e ha portato alla luce la straordinaria storia del re.

Primo regno e conversione di Ashoka

Ashoka il Grande era il nipote di Chandragupta (rc 321 - c. 297 aC), fondatore dell'Impero Mauryan, e figlio del re Bindusara (r. 297 - c. 273 aC) che non gli piaceva e favoriva il fratello maggiore, Susima, come erede apparente. Alla morte di Bindusara, Ashoka prese il potere, giustiziò Susima e un altro fratello e intraprese un regno caratterizzato da spietatezza e crudeltà non necessarie. Si dice anche che abbia creato una prigione conosciuta come l'inferno di Ashoka in cui si dilettava a torturare personalmente i prigionieri.

Storia d'amore?

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Il Regno di Kalinga era un piccolo stato sulla costa indiana, circondato dal vasto impero di Ashoka, che sembra essere stato un partner commerciale di lunga data. Non è chiaro cosa abbia motivato la campagna di Ashoka ma, c. 260 aC, invase Kalinga, massacrò 100.000, ne deportò altri 150.000 e lasciò il resto a morire per altre cause. Si dice che, mentre attraversava il campo di battaglia, osservando la carneficina, fu colpito dall'insensatezza della guerra e preso da un profondo rammarico per ciò che aveva fatto.

Successivamente, ha cercato la redenzione e la pace interiore attraverso un viaggio spirituale che alla fine lo ha portato al buddismo. Dopo aver adottato la fede, ha modificato completamente il suo comportamento, ha rivisto la sua politica, la visione della sua amministrazione e il suo rapporto con il suo popolo, sottolineando Dhamma come valore fondante del suo impero. Dhamma si basava sul concetto consolidato di dharma (dovere) ma era più espansivo con un'enfasi su “misericordia, carità, veridicità e purezza” (Keay, 95). La visione post-Kalinga di Ashoka è stata mantenuta Dhamma come il valore di fondo che informava il meglio del comportamento umano e garantiva un'esistenza pacifica sia in questa vita che nella prossima; questa è la visione espressa nei Major Rock Editti.

Il testo

Di seguito sono riportati i 14 Major Rock Editti, considerati i più eloquenti dei quattro tipi, nonché i più significativi nello spiegare la visione di Ashoka con le sue stesse parole. La traduzione qui sotto viene da Gli editti di re Ashoka: un rendering inglese dallo studioso Ven S. Dhammika. La maggior parte è riprodotta integralmente, ma alcune sono parafrasate nell'interesse dello spazio.

Editto I

Amato-degli-dei, il re Piyadasi, ha fatto scrivere questo editto di Dhamma. Qui (nel mio dominio) nessun essere vivente deve essere macellato o offerto in sacrificio. Né si dovrebbero tenere feste, poiché l'Amato-degli-dei, re Piyadasi, vede molto da obiettare in tali feste, sebbene ci siano alcune feste che l'Amato-degli-dei, re Piyadasi, approva. In passato, nella cucina dell'Amato degli Dei, il re Piyadasi, centinaia di migliaia di animali venivano uccisi ogni giorno per fare il curry. Ma ora con la stesura dell'editto Dhamma, vengono uccise solo tre creature, due pavoni e un cervo, e il cervo non sempre. E col tempo, nemmeno queste creature verranno uccise.

Editto II

Ovunque, all'interno del dominio di Re Piyadasi, l'Amato-dei-dei, e tra le persone oltre i confini… ovunque, l'Amato-degli-dei, re Piyadasi, ha previsto due tipi di cure mediche: cure mediche per gli esseri umani e cure mediche per gli animali. Ovunque non siano disponibili erbe medicinali adatte all'uomo o agli animali, le ho importate e coltivate. Ovunque non siano disponibili radici o frutti medicinali, li ho importati e coltivati. Lungo le strade ho fatto scavare pozzi e piantare alberi a beneficio di uomini e animali.

Editto III

Decreto relativo alle visite di ispezione da parte dei funzionari di Ashoka per istruire la popolazione sul Dhamma e sulla politica di non violenza e benevolenza verso tutti.

Editto IV

Decreto sulla non violenza. Nota come i segni celesti fossero assenti in passato, quando il re perseguiva mezzi violenti per raggiungere i suoi fini, ma ora, avendo adottato una politica di non violenza, i segni celesti stanno comparendo di nuovo come approvazione celeste. Discute l'importanza del Dhamma e del giusto comportamento verso tutti. Incarica i suoi successori di aderire al Dhamma e sostenere la visione di Ashoka.

Editto V

L'amato-degli-dei, il re Piyadasi, parla così: Fare il bene è difficile. Chi fa del bene per primo fa qualcosa di difficile da fare. Ho fatto molte buone azioni e, se i miei figli, nipoti e loro discendenti fino alla fine del mondo si comportano allo stesso modo, anche loro faranno molto bene. Ma chi tra loro trascura questo, farà il male. Davvero, è facile fare il male. [Il resto dell'editto riguarda la compassione per i detenuti e le loro famiglie e la corretta applicazione e istruzione nel Dhamma].

Editto VI

L'amato-dei-dei, il re Piyadasi, parla così: In passato, gli affari di stato non venivano trattati né i rapporti venivano consegnati al re a tutte le ore. Ma ora ho dato quest'ordine, che in qualsiasi momento, sia che io mangi, negli alloggi delle donne, nella camera da letto, sul carro, sul palanchino, nel parco, o dovunque, siano inviati giornalisti con l'ordine di riferire a me gli affari della gente in modo che io possa occuparmi di questi affari dovunque io sia. [Il resto di questo editto sottolinea la disponibilità di Ashoka a tutti, come intende risolvere rapidamente i dibattiti nelle camere del consiglio e il suo impegno per il benessere di tutti i suoi sudditi].

Editto VII

Amato-degli-dei, il re Piyadasi, desidera che tutte le religioni risiedano ovunque, poiché tutte desiderano l'autocontrollo e la purezza di cuore. Ma le persone hanno vari desideri e varie passioni, e possono praticare tutto ciò che dovrebbero o solo una parte di esso. Ma uno che riceve grandi doni ma manca di autocontrollo, purezza di cuore, gratitudine e ferma devozione, una tale persona è meschina.

Editto VIII

In passato, i re erano soliti uscire in tour di piacere durante i quali c'era la caccia e altri divertimenti. Ma dieci anni dopo l'incoronazione dell'Amato-degli Dei, fece un giro a Sambodhi [luogo dell'illuminazione del Buddha] e così istituì i tour del Dhamma. Durante questi viaggi, avvenivano le seguenti cose: visite e doni ai brahmani e agli asceti, visite e doni d'oro agli anziani, visite alle persone nelle campagne, istruirli nel Dhamma e discutere con loro di Dhamma come appropriato. È questo che delizia l'Amato-degli-dei, re Piyadasi, ed è, per così dire, un altro tipo di reddito.

Editto IX

Decreto sulle cerimonie proprie e improprie. Ashoka afferma che molte cerimonie – quelle praticate senza un'adeguata comprensione del Dhamma – sono “volgari e senza valore”, ma le cerimonie del Dhamma, da parte di coloro che sono pienamente informati, portano i frutti più grandi. Descrive tali cerimonie come implicanti "comportamento corretto nei confronti di servitori e dipendenti, rispetto per gli insegnanti, moderazione nei confronti degli esseri viventi e generosità" nonché un comportamento corretto nei confronti di parenti, amici e vicini. Conclude notando come, anche se il Dhamma può sembrare non avere alcun effetto su questo mondo, lo fa nel prossimo, ma quando si vede chiaramente che il Dhamma raggiunge il suo scopo, fa del bene sia in questa vita che in quella a venire.

Editto X

Amato-degli-dei, re Piyadasi, non considera la gloria e la fama di grande importanza a meno che non vengano raggiunte facendo in modo che i miei sudditi rispettino il Dhamma e pratichino il Dhamma, sia ora che in futuro. Solo per questo l'Amato-degli-dei, re Piyadasi, desidera gloria e fama. E qualunque sforzo stia facendo l'Amato-degli-dei, re Piyadasi, tutto ciò è solo per il benessere delle persone nell'aldilà, e che avranno poco male. Ed essere senza merito è male. Questo è difficile da fare sia per una persona umile che per una grande persona se non con grande sforzo e rinunciando ad altri interessi. In effetti, potrebbe essere ancora più difficile da fare per una persona eccezionale.

Editto XI

Amato-degli-dei, il re Piyadasi, parla così: Non c'è dono come il dono del Dhamma, (nessuna conoscenza) conoscenza del Dhamma, (nessuna distribuzione) distribuzione del Dhamma e (nessuna parentela) parentela attraverso Dhamma. E consiste in questo: comportamento corretto verso servi e dipendenti, rispetto per madre e padre, generosità verso amici, compagni, parenti, brahmani e asceti, e non uccidere esseri viventi. Perciò un padre, un figlio, un fratello, un maestro, un amico, un compagno o un vicino dovrebbe dire: "Questo va bene, questo si deve fare". Uno trae beneficio in questo mondo e ottiene grandi meriti nel prossimo dando il dono del Dhamma.

Editto XII

Decreto relativo alla tolleranza religiosa e al rispetto reciproco tra aderenti di fedi diverse. Ashoka condanna la pratica di elevare la propria religione a scapito di quella di qualcun altro: “La crescita nell'essenziale può essere fatta in modi diversi, ma tutti hanno come radice la moderazione nel parlare, cioè non lodare la propria religione, o condannare la religione degli altri senza una buona causa. E se c'è motivo di critica, dovrebbe essere fatto in modo mite. Ma per questo è meglio onorare le altre religioni. Così facendo, la propria religione ne trae beneficio e così anche le altre religioni, mentre facendo diversamente si danneggia la propria religione e le religioni degli altri. Chi loda la propria religione, per eccessiva devozione, e condanna gli altri con il pensiero 'Lasciami glorificare la mia religione', danneggia solo la propria religione... Bisogna ascoltare e rispettare le dottrine professate dagli altri”. L'editto si conclude con l'ammonimento che la religione di un individuo cresce attraverso il Dhamma e quindi tutte le fedi sono migliorate dalla tolleranza e dalla comprensione.

Editto XIII

Famoso decreto relativo alla guerra di Kalinga in cui Ashoka descrive le conseguenze della campagna, si pente e descrive come ora "conquista" le persone attraverso il Dhamma e l'amore e la comprensione universali che legano le persone e portano a un'esistenza armoniosa. Si legge, in parte: “Amato dagli dei, re Piyadasi, conquistò i Kalinga otto anni dopo la sua incoronazione. Centocinquantamila furono deportati, centomila furono uccisi e molti altri morirono (per altre cause). Dopo che i Kalinga furono conquistati, l'Amato-degli-Dèi sentì una forte inclinazione verso il Dhamma, un amore per il Dhamma e per l'istruzione nel Dhamma. Ora l'Amato-degli-dei prova un profondo rimorso per aver conquistato i Kalinga... Ora è la conquista del Dhamma che l'Amato-dei-dei considera la migliore conquista... Ho fatto scrivere questo editto di Dhamma in modo che i miei figli e i pronipoti potrebbero non considerare di fare nuove conquiste, o che se vengono fatte conquiste militari, che siano fatte con tolleranza e punizione leggera, o meglio ancora, che considerino di fare conquiste solo per Dhamma, perché questo porta frutto in questo mondo e nel prossimo. Possa tutta la loro intensa devozione essere dedicata a ciò che ha un risultato in questo mondo e nell'altro.

Editto XIV

L'amato-dei-dei, il re Piyadasi, ha fatto scrivere questi editti di Dhamma in forma breve, di media lunghezza e in forma estesa. Non tutti si verificano ovunque, perché il mio dominio è vasto, ma molto è stato scritto e avrò scritto ancora di più. E anche qui ci sono alcuni argomenti di cui si è parlato più e più volte a causa della loro dolcezza, e affinché le persone possano agire in accordo con loro. Se alcune cose scritte sono incomplete, ciò è dovuto alla località, o in considerazione dell'oggetto, o per colpa dello scriba.

Conclusione

Quest'ultimo dei Major Rock Editti affronta una preoccupazione che gli studiosi moderni hanno spesso notato: la ripetizione del messaggio di Ashoka che alcuni sostengono non sia necessaria. Tale critica, tuttavia, sembra ignorare il fatto che tali iscrizioni siano state collocate in vari locali significativamente distanziati tra loro, rendendo quindi necessaria la suddetta ripetizione. Inoltre, lo stesso Ashoka nell'Editto 14 chiarisce che alcuni concetti vengono ripetuti a causa "della loro dolcezza" che porterebbe gioia al pubblico. Poiché la maggior parte della popolazione era analfabeta, gli editti avrebbero dovuto essere letti ad alta voce, molto probabilmente da uno o più emissari viaggianti della corte di Ashoka sopra menzionati, e la ripetizione orale potrebbe aver avuto sul popolo un effetto più profondo di quanto se ognuno avesse letto il pezzo individualmente.

Come notato, entro 50 anni dalla morte di Ashoka (per cause naturali), l'Impero Maurya cadde e i suoi editti furono dimenticati insieme al suo nome. Nel XIX secolo d.C., James Prinsep lesse un'iscrizione sullo stupa Sanchi in una scrittura sconosciuta (che alla fine avrebbe identificato come Brahmi) che faceva riferimento a un re noto come Devanampiya Piyadassi che era altrimenti sconosciuto. Il nome di Ashoka è stato dato come re Maurya nei Purana (la letteratura enciclopedica dell'India riguardante re, eroi, dei e leggende) ma senza ulteriori informazioni.

I testi buddisti dello Sri Lanka, tuttavia, così come altre prove, alla fine portarono Prinsep alla conclusione che Devanampiya Piyadassi fosse lo stesso monarca di Ashoka. Pubblicò le sue scoperte nel 1837 d.C., suscitando l'interesse mondiale per lo straordinario resoconto del tiranno diventato pacifista la cui reputazione, riflessa nel suo epiteto "il Grande", è cresciuta solo con il tempo.


Impressioni di Ashoka nell'antica India

Nella seconda metà del III secolo a.C. L'India stava cambiando rapidamente. La dinastia Mauryan si stava espandendo nel subcontinente indiano e la linea di re iniziata con Chandragupta aveva perso un altro dei suoi figli, Bindusara. Il figlio di Bindusara Ashoka era il prossimo dei re Mauryan. La piccola quantità di terra rimasta da conquistare, Kalinga, fu presto presa da Ashoka e con essa l'intero subcontinente indiano fu fatto parte della dinastia Mauryan. Ashoka aveva finito ciò che Chandragupta aveva iniziato tanti decenni prima. La conquista dei Maurya aveva raggiunto il suo culmine naturale e Ashoka doveva ora occuparsi della gestione di questa nuova massa di persone, credenze e lingue. Insieme a una conversione al buddismo, Ashoka iniziò a promuovere idee di tolleranza, rispetto e buona volontà, idee che costituivano il suo Dhamma, istituito per contribuire all'unificazione dell'impero.

Molti sostengono le motivazioni di Ashoka per promuovere il Dhamma erano radicati nei tentativi di manipolare l'impero attribuendo una serie di valori familiari, mentre altri citano le note iscrizioni di Ashoka come veri testamenti della sua forte fibra morale e delle sue convinzioni oneste. In un momento in cui sarebbe stato fin troppo facile abusare del potere, Ashoka ha scelto un percorso diverso, che avrebbe cercato di creare un'India pacifica e tollerante. Le motivazioni di Ashoka sono soprattutto quelle di un realista Piuttosto che ignorare la contraddizione creata dalla conquista di Kalinga da parte di Ashoka e il successivo disconoscimento di atti non violenti, abbraccio entrambe le azioni come decisioni calcolate di un leader competente, interessato solo alla stabilità e al valore dell'impero. Preoccupato prima di completare l'eredità Mauryan della creazione dell'impero, Ashoka si è poi rivolto a un mezzo di unificazione, in particolare attraverso un insieme comune di valori e credenze presenti tra molte persone dell'India in quel momento.

Il compito principale di Ashoka era verso l'impero. Pertanto, quando Ashoka prese il controllo dell'impero dopo la morte di Bindusara, la sua responsabilità principale fu la conquista di Kalinga e il completamento della conquista del subcontinente indiano da parte dei Mauryan. Se le preoccupazioni di Ashoka fossero state solo nel diffondere la non violenza e la tolleranza delle altre persone attraverso il suo? Dhamma allora forse Kalinga non sarebbe stato preso di mira. La decisione di Ashoka di conquistare Kalinga denota un senso del dovere verso l'impero, verso la linea dei re dei Maurya. La mossa di Ashoka non sembra essere quella di un tiranno assetato di potere, ma piuttosto un servitore dell'impero che svolge i suoi doveri previsti. Si potrebbe sostenere che Ashoka semplicemente non ha promosso il suo Dhamma a questo punto perché non si era ancora convertito al buddismo. Tuttavia, la conversione di Ashoka al buddismo subito dopo la conquista di Kalinga suggerisce che faceva parte di un piano. &ldquoOra che il paese dei Kalinga è stato conquistato, l'Amato degli Dei si dedica a un'intensa pratica dei doveri relativi al Dharma.&rdquo (I-2 pag. 57)

Ashoka non si sofferma sulla conquista di Kalinga nei suoi editti rock che altrimenti suggerirebbero una preoccupazione per l'avidità o la malizia verso gli altri. Piuttosto, Ashoka accetta l'atto e procede a scusarsi per la perdita di vite umane che è stata il risultato della conquista di Kalinga. "Veramente il massacro, la morte e la deportazione di uomini che avvengono nel corso della conquista di un paese non conquistato sono oggi considerati estremamente dolorosi". quelli di Kalinga, ma piuttosto tra tutti i popoli conquistati della dinastia Mauryan. La mossa di Ashoka verso la benevolenza e il perdono così presto dopo aver conquistato Kalinga sembra conveniente, ma la convenienza non implica manipolazione. Ashoka desiderava unificare l'impero attraverso i suoi insegnamenti Dhamma.

Una volta conquistata Kalinga, Ashoka iniziò a promuovere la sua Dhamma. Non specificamente idee buddiste, questi insegnamenti e idee erano più in linea con i valori e le credenze morali generalmente accettati detenuti dalla maggioranza della popolazione. &ldquoDhamma mirava a costruire un atteggiamento mentale in cui la responsabilità sociale, il comportamento di una persona nei confronti di un'altra, fosse considerata di grande rilevanza.&rdquo(RT pg. ​​86) Questo Dhamma era essenziale in tutto l'impero che era in uno stato fragile a causa delle tensioni economiche e sociali derivanti dal nuovo e vasto impero. &ldquoSembrerebbe che il popolo dell'impero Maurya avesse bisogno di un punto focale o di una prospettiva comune. e il risultato fu la sua politica di Dhamma.&rdquo(RT pag. 86) La decisione di Ashoka di promuovere la sua Dhamma non era necessariamente un sentimento di dovere derivante dalle sue convinzioni personali, ma semplicemente la soluzione più efficace ai problemi che doveva affrontare. Le sue azioni erano quelle di un realista che cerca una risposta a un problema. L'adesione di Ashoka al Dhamma era estremamente importante, ma stava attento a non ammanettare la dinastia. &ldquoChe i miei figli e i miei pronipoti non considerino degna di essere raggiunta una nuova conquista con le armi, che adottino nei confronti dei vinti la politica della tolleranza e del castigo leggero, anche se conquistano un popolo con le armi, e che considerino la conquista attraverso il Dharma come la vera conquista.&rdquo (I-2 pg. 59) L'affermazione di Ashoka in questo editto non nega la possibilità di future conquiste.

Pur sottolineando di evitare le situazioni, ammette che se deve accadere, dovrebbe giustificare gli atti attraverso la promozione del Dhamma. La contraddizione sembra ovvia, eppure continua a evidenziare l'obiettivo principale di Ashoka di mantenere e gestire la dinastia Mauryan. I proclami e le iscrizioni di Ashoka erano intesi come pilastri di tolleranza in un sistema fragile. Gli editti rupestri creati da Ashoka furono posti in luoghi pubblici scritti nelle lingue locali e collocati in tutto l'impero, facili da vedere e da capire da tutti. Credo che questi editti avrebbero tentato di creare una nuova tradizione, basata su Ashoka's Dhamma. Proclami non solo a coloro che erano in vita in quel momento, questi editti sarebbero serviti come messaggi a tutte le generazioni future. Alcuni sosterrebbero che Ashoka fosse interessato solo a imporre le sue idee al popolo della dinastia, ma le sue azioni non suggeriscono quelle motivazioni. Invece, Ashoka stava semplicemente adempiendo ai doveri della sua posizione. Come re di un vasto impero, la parola di Ashoka era estremamente potente. Sostenere che fosse un idealista aggressivo è difficile. Doveva prendere decisioni e creare una sorta di sistema con cui gestire l'impero. Ha fatto ciò che era necessario. Semmai dovrebbe essere lodato per aver sostenuto in definitiva un sistema di tolleranza e non violenza piuttosto che potere tirannico. Eppure alla fine era semplicemente un mezzo efficace per gestire un popolo.


Ashoka

Ashoka fu il terzo sovrano dell'illustre dinastia Maurya e fu uno dei re più potenti del subcontinente indiano nei tempi antichi. Il suo regno tra il 273 a.C. e il 232 a.C. fu uno dei periodi più prosperi della storia dell'India. L'impero di Ashoka consisteva in gran parte dell'India, dell'Asia meridionale e oltre, che si estendeva dall'attuale Afghanistan e parti della Persia a ovest, al Bengala e all'Assam a est e a Mysore a sud. La letteratura buddista documenta Ashoka come un monarca crudele e spietato che ha cambiato idea dopo aver vissuto una guerra particolarmente raccapricciante, la battaglia di Kalinga. Dopo la guerra, abbracciò il buddismo e dedicò la sua vita alla diffusione dei principi della religione. Divenne un re benevolo, guidando la sua amministrazione a creare un ambiente giusto e generoso per i suoi sudditi. A causa della sua natura benevola come sovrano, gli fu dato il titolo di "Devanampriya Priyadarshi". Ashoka e il suo glorioso governo sono associati a uno dei periodi più prosperi della storia dell'India e come tributo alle sue filosofie apartitiche, il Dharma Chakra che adorna lo stambh di Ashok è stato reso parte della bandiera nazionale indiana. L'emblema della Repubblica dell'India è stato adattato dalla capitale dei leoni di Ashoka.

Ashoka nacque dal re Mauryan Bindusara e dalla sua regina Devi Dharma nel 304 a.C. Era il nipote del grande Chandragupta Maurya, l'imperatore fondatore della dinastia Maurya. Dharma (noto in alternativa come Subhadrangi o Janapadkalyani) era la figlia di un sacerdote bramino del regno di Champa, e gli fu assegnata una posizione relativamente bassa nella famiglia reale a causa della politica in essa contenuta. In virtù della posizione di sua madre, Ashoka ricevette anche una posizione bassa tra i principi. Aveva solo un fratello minore, Vithashoka, ma diversi fratellastri maggiori. Fin dalla sua infanzia Ashoka ha mostrato grandi promesse nel campo delle abilità con le armi e degli accademici. Il padre di Ashoka, Bindusara, impressionato dalla sua abilità e conoscenza, lo nominò Governatore dell'Avanti. Qui conobbe e sposò Devi, la figlia di un commerciante di Vidisha. Ashoka e Devi ebbero due figli, il figlio Mahendra e la figlia Sanghamitra.

Asoka divenne rapidamente un eccellente generale guerriero e un astuto statista. Il suo comando sull'esercito Mauryan iniziò a crescere di giorno in giorno. I fratelli maggiori di Ashoka divennero gelosi di lui e presumevano che fosse favorito dal re Bindusara come suo successore al trono. Il figlio maggiore del re Bindusara, Sushima, convinse suo padre a mandare Ashoka lontano dalla capitale Pataliputra, nella provincia di Takshashila. La scusa addotta era quella di sottomettere una rivolta dei cittadini di Takshashila. Tuttavia, nel momento in cui Ashoka ha raggiunto la provincia, le milizie lo hanno accolto a braccia aperte e la rivolta si è conclusa senza combattere. Questo particolare successo di Asoka ha reso i suoi fratelli maggiori, in particolare Susima, più insicuri.

Adesione al trono

Susima iniziò ad incitare Bindusara contro Ashoka, che fu poi mandato in esilio dall'imperatore. Ashoka andò a Kalinga, dove incontrò una pescatrice di nome Kaurwaki. Si innamorò di lei e in seguito fece di Kaurwaki la sua seconda o terza moglie. Ben presto, la provincia di Ujjain iniziò ad assistere a una violenta rivolta. L'imperatore Bindusara richiamò Ashoka dall'esilio e lo mandò a Ujjain. Il principe è stato ferito nella successiva battaglia ed è stato curato da monaci e monache buddisti. Fu a Ujjain che Asoka conobbe per la prima volta la vita e gli insegnamenti di Buddha.

L'anno successivo, Bindusura si ammalò gravemente ed era letteralmente sul letto di morte. Sushima fu nominato successore dal re ma la sua natura autocratica lo rese sfavorevole tra i ministri. Un gruppo di ministri, guidati da Radhagupta, invitò Ashoka ad assumere la corona. Dopo la morte di Bindusara nel 272 a.C., Ashoka attaccò Pataliputra, sconfisse e uccise tutti i suoi fratelli, incluso Sushima. Tra tutti i suoi fratelli risparmiò solo il fratello minore Vithashoka. La sua incoronazione avvenne quattro anni dopo la sua ascesa al trono. Le letterature buddiste descrivono Ashoka come un sovrano crudele, spietato e di cattivo umore. Fu chiamato "Chanda" Ashoka che significa Ashoka il Terribile, a causa della sua disposizione in quel momento. Gli fu attribuita la costruzione dell'inferno di Ashoka, una camera di tortura presidiata da un carnefice per punire i trasgressori.

Dopo essere diventato l'imperatore, Ashoka lanciò brutali assalti per espandere il suo impero, che durò per circa otto anni. Sebbene l'Impero Maurya che ereditò fosse piuttosto considerevole, espanse i confini in modo esponenziale. Il suo regno si estendeva dai confini Iran-Afghanistan a ovest fino alla Birmania a est. Ha annesso l'intera India meridionale ad eccezione di Ceylon (l'attuale Sri Lanka). L'unico regno al di fuori della sua portata era Kalinga, l'odierna Orissa.

La battaglia di Kalinga e la sottomissione al buddismo

Ashoka lanciò un assalto per conquistare Kalinga durante il 265 a.C. e la battaglia di Kalinga divenne un punto di svolta nella sua vita. Ashoka guidò personalmente la conquista e si assicurò la vittoria. Per suo ordine, l'intera provincia fu saccheggiata, le città furono distrutte e migliaia di persone furono uccise.

La mattina dopo la vittoria uscì a controllare lo stato delle cose e non incontrò altro che case bruciate e cadaveri sparsi. Dopo essersi confrontato con le conseguenze della guerra, per la prima volta si sentì sopraffatto dalla brutalità delle sue azioni. Vide lampi della distruzione che la sua conquista aveva provocato anche dopo essere tornato a Pataliputra. Ha sperimentato una totale crisi di fede durante questo periodo e ha cercato penitenza per le sue azioni passate. Giurò di non praticare mai più la violenza e si dedicò completamente al buddismo. Seguì le direttive dei guru buddisti bramini Radhaswami e Manjushri e iniziò a propagare i principi buddisti in tutto il suo regno. Così Chandashoka si trasformò in Dharmashoka o il pio Ashoka.

Amministrazione di Ashoka

L'amministrazione di Ashoka dopo la sua trasformazione spirituale era focalizzata esclusivamente sul benessere dei suoi sudditi. L'imperatore era al timone dell'amministrazione seguendo il modello consolidato proposto da Mauryan Kings prima di Ashoka. Fu assistito da vicino nei suoi doveri amministrativi dal fratello minore, Vithashoka e da un gruppo di ministri fidati, che Ashoka consultò prima di adottare qualsiasi nuova politica amministrativa. I membri più importanti di questo consiglio consultivo includevano lo Yuvaraj (principe ereditario), il Mahamantri (primo ministro), il Senapati (generale) e il Purohita (sacerdote). Il regno di Asoka ha visto l'introduzione di un gran numero di politiche benevole rispetto ai suoi predecessori. Adottò una visione paternalistica sull'amministrazione e proclamò "Tutti gli uomini sono i miei figli", come risulta dall'editto Kalinga. Ha anche espresso il suo debito verso i suoi sudditi per aver conferito con il loro amore e rispetto, e che considerava suo dovere servire per il loro bene più grande.

Il suo regno era diviso in Pradesha o province che erano suddivise in Vishya o suddivisioni e Janapada, che furono ulteriormente suddivise in villaggi. Le cinque province principali sotto il regno di Ashoka erano l'Uttarapatha (provincia settentrionale) con capitale a Taxila Avantiratha (provincia occidentale) con il suo quartier generale a Ujjain Prachyapatha (provincia orientale) con il suo centro a Toshali e il Dakshinapatha (provincia meridionale) con capitale Suvarnagiri. La provincia centrale, Magadha con capitale a Pataliputra era il centro amministrativo dell'impero. Ad ogni provincia fu concessa una parziale autonomia per mano di un principe ereditario che era responsabile del controllo delle forze dell'ordine, ma l'imperatore stesso mantenne gran parte dei controlli finanziari e amministrativi. Questi capi provinciali venivano modificati di volta in volta per impedire a qualcuno di loro di esercitare il potere per un lungo periodo di tempo. Nominò diversi Pativedaka o giornalisti, che gli avrebbero riferito gli affari generali e pubblici, portando il re a prendere le misure necessarie.

Although Ashoka built his empire on the principles of non-violence, he followed the instructions outlined in the Arthashastra for the characters of the Perfect King. He introduced legal reforms like Danda Samahara and Vyavahara Samahara, clearly pointing out to his subjects the way of life that is to be led by them. The overall judicial and administration were overseen by Amatyas or civil servants whose functions were clearly delineated by the Emperor. The Akshapataladhyaksha was in charge of currency and accounts of the entire administration. The Akaradhyaksha was in-charge of mining and other metallurgical endeavours. The Sulkadhyaksa was in charge of collecting the taxes. The Panyadhyaksha was controller of commerce. The Sitadhyaksha was in charge of agriculture. The emperor employed a network of spies who offered him tactical advantages in diplomatic matters. The administration conducted regular census along with other information as caste and occupation.

Religious Policy: Ashoka’s Dhamma

Ashoka made Buddhism the state religion around 260 B.C. He was perhaps the first emperor in history of India who tried to establish a Buddhist polity by implementing the Dasa Raja Dharma or the ten precepts outlined by Lord Buddha himself as the duty of a perfect ruler. They are enumerated as:

1.To be liberal and avoid selfishness

2. To maintain a high moral character

3. To be prepared to sacrifice one's own pleasure for the well-being of the subjects

4. To be honest and maintain absolute integrity

6. To lead a simple life for the subjects to emulate

7. To be free from hatred of any kind

8. To exercise non-violence

10. To respect public opinion to promote peace and harmony

Based on these 10 principles preached by Lord Buddha, Ashoka dictated the practice of Dharma that became the backbone of his philanthropic and tolerant administration. Dharma was neither a new religion nor a new political philosophy. It was a way of life, outlined in a code of conduct and a set of principles that he encouraged his subjects to adopt to lead a peaceful and prosperous life. He undertook the propagation of these philosophies through publication of 14 edicts that he spread out throughout his empire.

Ashoka’s Edicts:

1. No living being were to be slaughtered or sacrificed.

2. Medical care for human as well as animals throughout his Empire

3. Monks to tour the empire every five years teaching the principles of dharma to the common people.

4. One should always respect one’s parents, priests and monks

5. Prisoners to be treated humanely

6. He encouraged his subjects to report to him their concerns regarding the welfare of the administration at all times no matter where he is or what he is doing.

7. He welcomed all religions as they desire self-control and purity of heart.

8. He encouraged his subjects to give to monks, Brahmans and to the needy.

9. Reverence for the dharma and a proper attitude towards teachers was considered better than marriage or other worldly celebrations, by the Emperor.

10. Emperor surmised that glory and fame count for nothing if people do not respect the dharma.

11. He considered giving the dharma to others is the best gift anyone can have.

12. Whoever praises his own religion, due to excessive devotion, and condemns others with the thought "Let me glorify my own religion," only harms his own religion. Therefore contact (between religions) is good.

13. Ashoka preached that conquest by the dhamma is superior to conquest by force but if conquest by force is carried out, it should be 'forbearance and light punishment'.

14. The 14 edicts were written so that people might act in accordance with them.

He got these 14 edicts engraved in stone pillars and slabs and had them placed at strategic places around his kingdom.

Role in Dissemination of Buddhism

Throughout his life, 'Asoka the Great' followed the policy of non-violence or ahimsa. Even the slaughter or mutilation of animals was abolished in his kingdom. He promoted the concept of vegetarianism. The caste system ceased to exist in his eyes and he treated all his subjects as equals. At the same time, each and every person was given the rights to freedom, tolerance, and equality.

The third council of Buddhism was held under the patronage of Emperor Ashoka. He also supported the Vibhajjavada sub-school of the Sthaviravada sect, now known as the Pali Theravada.

He sent missionaries to far of places to propagate the ideals of Buddhism and inspire people to live by the teachings of Lord Buddha. He even engaged members of the royal family, including his son and daughter, Mahendra and Sanghamitra, to carry out duties of Buddhist missionaries. His missionaries went to the below mentioned places - Seleucid Empire (Middle Asia), Egypt, Macedonia, Cyrene (Libya), and Epirus (Greece and Albania). He also sent dignitaries all over his empire to propagate his ideals of Dhamma based on Buddhist philosophy. Some of these are listed as follows:

  • Kashmir - Gandhara Majjhantika
  • Mahisamandala (Mysore) - Mahadeva
  • Vanavasi (Tamil Nadu) - Rakkhita
  • Aparantaka (Gujarat and Sindh) - Yona Dhammarakkhita
  • Maharattha (Maharashtra) - Mahadhammarakkhita
  • "Country of the Yona" (Bactria/ Seleucid Empire) - Maharakkhita
  • Himavanta (Nepal) - Majjhima
  • Suvannabhumi (Thailand/ Myanmar) - Sona and Uttara
  • Lankadipa (Sri Lanka) - Mahamahinda

After ruling over the Indian subcontinent for a period of approximately 40 years, the Great Emperor Asoka left for the holy abode in 232 BC. After his death, his empire lasted just fifty more years.

Ashoka’s Legacy

Buddhist Emperor Asoka built thousands of Stupas and Viharas for Buddhist followers. One of his stupas, the Great Sanchi Stupa, has been declared as a World Heritage Site by UNECSO. The Ashoka Pillar at Sarnath has a four-lion capital, which was later adopted as the national emblem of the modern Indian republic.


Standard

Era 2: Classical Traditions, Major Religions, and Giant Empires, 1000 BCE-300 CE
Standard 3: How major religions and large-scale empires arose in the Mediterranean basin, China, and India, 500 BCE&mdash300 CE
Grade Level Therefore, the student is able to
5-12 Describe the life and teachings of the Buddha and explain ways in which those teachers were a response to the Brahmanic system.
9-12 Explain the growth of the Mauryan Empire in the context of rivalries among Indian states.
5-12 Evaluate the achievements of the emperor Ashoka and assess his contribution to the expansion of Buddhism in India.
7-12 Analyze how Buddhism spread in India, Ceylon, and Central Asia.

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ThinkWorth

Today we celebrate the arrival of Arahant Mahinda and the introduction of Buddha Dhamma in Sri Lanka. This event was the outcome of the dissemination programme of the Buddha Dhamma by the great Indian King Ashoka, the third monarch of the Mauryan dynasty.

He has come to be regarded as one of the most exemplary rulers in world history. The British historian H.G. Wells has written: “Amidst the tens of thousands of names of monarchs that crowd the columns of history … the name of Ashoka shines, and shines almost alone, a star.”

Ashoka ruled over India from 273 to 232 B.C., and it was an India that comprised not only most of what we know as India today, from the Himalayas to almost as far down in the peninsula as Chennai, but also Afghanistan, Baluchistan, Kashmir and Nepal. It may even have extended across the mountains into Chinese Turkestan.

After King Ashoka embraced the teachings of the Buddha, he transformed his polity from one of military conquest to one of Dharmavijaya – victory by righteousness. By providing royal patronage for the propagation of Buddhism both within and beyond his empire, he helped promote the transfiguration of Buddhism into a world religion that spread peacefully across the face of Asia.

Reformation

In his edicts, King Ashoka spoke of what might be called state morality, and private or individual morality. The first was what he based his administration upon and what he hoped would lead to a more just, more spiritually inclined society, while the second was what he recommended and encouraged individuals to practice. Both these types of morality were imbued with the Buddhist values of compassion, moderation, tolerance and respect for all life.

King Ashoka gave up the predatory foreign policy that had characterized the Mauryan Empire up till then and replaced it with a policy of peaceful co-existence. The judicial system was reformed in order to make it fairer, less harsh and less open to abuse, while those sentenced to death were given a stay of execution to prepare appeals and regular amnesties were given to prisoners.

State resources were used for useful public works like the importation and cultivation of medical herbs, the building of rest houses, the digging of wells at regular intervals along main roads and the planting of fruit and shade trees. To ensure that these reforms and projects were carried out, King Ashoka made himself more accessible to his subjects by going on frequent inspection tours and he expected his district officers to follow his example. To the same end, he gave orders that important state business or petitions were never to be kept from him no matter what he was doing at the time.

He believed that the State had a responsibility not just to protect and promote the welfare of its people but also its wildlife. Hunting certain species of wild animals was banned, forest and wildlife reserves were established and cruelty to domestic and wild animals was prohibited. The protection of all religions, their promotion and the fostering of harmony between them, was also seen as one of the duties of the state. It even seems that something like a Department of Religious Affairs was established with officers called Dhamma Mahamatras whose job it was to look after the affairs of various religious bodies and to encourage the practice of religion.

The great conception of the ancient Indian civilization was the King could not be and was not a law-maker. The king of the land was to act according to the laws prescribed by the ancient sages and he could not override them. His authority amounted to proclamations explaining existing laws or reviving those which had fallen into disuse. It is in this context that we should view King Ashoka’s Rock and Pillar edicts which are important from a political, economic and religious point.

The enactments issued by Ashoka were not randomly placed. Each one was set up to portray a particular message. One edict – the Bhabru Rock Edict, which was placed near in Jaipur state, is a very interesting one. Here, King Ashoka expressed his faith in the Buddha, Dharma and the Sangha and also refers seven examples of Buddhism which were dear to him and he wished that his subjects should also follow them.

The second passage of the Edict, the Traditions of the Noble Ones, emphasizes the idea of time, a recurring theme throughout Ashoka’s selections. It relies on the past to show how venerable, time-tested, and pure the traditions of the Dhamma are. In the four discussions on Future Dangers, he presents a warning — it is imperative to practice the Dhamma as soon as one encounters it. By no means should the practice be put off because there is no guarantee that opportunities for practice will exist in the future.

These “dangers” are broken down into two categories. The first set of dangers includes death, aging, illness, famine, and social turmoil in one’s own life. The second category of dangers centres on the religion of Buddhism itself – Buddhism will degenerate as a result of improper exercise by its practitioners. The point of these passages is to give a sense of urgency to the practice of Buddhism, so that an effort will be made to take advantage of the teachings while one can.

The next passage presents the ideal of inner safety, an ideal already embodied in the lives of those who have practiced the religion in full. It stresses that true happiness comes not from relationships, but from the peace gained in living a solitary life, existing off alms and free to meditate in the wilderness.

The fifth passage analyses the ideal presented into three qualities body, speech, and mind. While the passage best expresses the goal of training ones actions in body, speech and mind, the sixth passage contains what is considered to be the most succinct expression of the Four Noble Truths suffering, its cause, its cessation, and the path to its cessation. The last passage shows how these goals may be realized by focusing on two main qualities — truthfulness and constant reflection.

What a masterpiece! The inscriptions in the edict underlie every aspect of Buddhist practice. King Ashoka wanted to inspire his subjects. He wanted to tell his subjects that practice in Dhamma builds upon the qualities in everyone — the lay follower and the monk men, women and children. The message also emphasizes again the theme of time, or more appropriately, the timelessness of the Dhamma. Whoever in the past, future or present develops purity in thought, word or deed, will have to do it in this way, and this way only.


Solo storia.

The Mauryan dynasty of India united most of the Indian subcontinent with Chandragupta Maurya. His grandson, Ashoka, inherited an empire which stretched from the Hindu Kush mountains to the modern state of Bangladesh in the east. His father was Emperor Bindusara and one of his lower status wives, Subhadrangi. Subhadrangi was only the daughter of a Brahmin, however, she was extremely beautiful. The other wives in the women’s apartment grew jealous of her and contrived to keep her and the Emperor apart. Finally, the two were united and Ashoka was born in 304 BCE. The name “Ashoka” comes from his mother’s explanation on the birth of her son, “I am now without sorrow”.

Ashoka was not the only child in the royal nursery and had several half-brothers from his father’s other wives. The chronicles suggest that Ashoka was not especially good looking, and that his father looked down on him. However, he made his own place with the rest of the family through his valor, skill and courage. He was given royal military training and according to legend killed a lion with only a wooden rod. He cut is his teeth on military action by putting down the riots in the Avanti province.

After his father death, there was a succession fight between Ashoka and his brothers. According to the Divyavadana, a Buddhist text, Bindusara wanted his son Susima to succeed him. However, Susima was reported to be arrogant and his disrespect had angered all the ministers in the government. They supported Ashoka in a coup d’etat against his half brother. Legends say Ashoka tricked Susima into entering a pit filled with live coals. This seems a little complicated, but stranger things have happened. Other legends tell of Ashoka killing 99 of his half brothers, sparing only one. There is no evidence of Ashoka having that many siblings, and it is thought this may have mythological elements instead of truth. At any rate, Ashoka was crowned in 269 BCE.

The early part of Ashoka’s reign was similar to his grandfather in that he ruled the empire through brutal force. He was efficient yet ruthless. He was especially tough on crime, creating a prison called “Ashoka’s Hell” in the north of the capital. The outside of the prison was beautiful and elaborate to contrast to the sadistic tortures, which took place inside. Ashoka’s personal executioner, Girikaa, took charge of the torture and killing of prisoners and apparently was extremely good at his job. This prison earned the emperor the name Chanda Ashoka, meaning “Ashoka the Fierce” in Sanskrit. A Chinese traveler named Xuanzang visited India 900 after Ashoka’s reign, and the stories were about “Ashoka’s Hell” were still being passed around.

Ashoka also expanded the Empire by conquering new territories. The one that profoundly changed him was the conquest of Kalinga in 261 BCE. Kalinga was a feudal state in the present day territory of Orissa, and is considered one of the most brutal and bloodiest wars in history. The Kalingans were hopelessly outnumbered and outgunned, but stubbornly insisted on defending themselves to the last man to keep their honor. Ultimately, they lost the war, their city and many lives. It is estimated that there were around 300,000 casualties and many more men, women and children deported. No one knows exactly what about this experience touched Ashoka so, but it obviously did. A legend states Ashoka walked through the grounds of Kalinga after his conquest expecting to be happy about the victory, but was moved by the human suffering he saw. This remorse was reflected in the Edicts of Ashoka.

The Edicts of Ashoka are a collection of 33 inscriptions on the Pillars of Ashoka as well as boulders and cave walls throughout the Empire. Edict 13 specifically reflect the great remorse Ashoka felt after the conquest of Kalinga. From that moment on, he officially converted to Buddhism and adopted a policy of non-violence. He attempted to rule by Dharma, which was what he termed the energetic practice of the virtues of honesty, truthfulness, compassion, mercifulness, benevolence, nonviolence, and considerate behavior toward all. A tall order, but Ashoka took it seriously. This was not a religious doctrine he was pushing, but one that was independent of his Buddhist beliefs. One of the quotes from the Edicts shows what he desired, “ All men are my children. As for my own children I desire that they may be provided with all the welfare and happiness of this world and of the next, so do I desire for all men as well.”

He went on periodic tours through the countryside preaching dharma to the rural people and aiding them in their lives. He created “dharma ministers” to look to the welfare of the people. This got to be somewhat high handed as these ministers could sometimes turn into thought police, but it was an attempt. Ashoka also founded hospitals for men and animals and supplied medicine for all. He supervised planting of roadside trees, rest houses and watering areas and wells for travelers. There was also a boom in the building of Buddhist monasteries and stupas, buildings used as a place of meditation. He was so committed that he sent his own son and daughter as Buddhist missionaries to Sri Lanka. Most of this sounds great, but it did upset the apple cart in some parts of society. Brahmin priests were prohibited from performing ancient ceremonies with animal sacrifices. The strict rules on the sacredness of life put limitations on hunters and fisherman as well.

After Ashoka’s death in 232 BCE, his empire and his work disintegrated. However, Ashoka influenced emperors from China to Japan. He was to Buddhism what Constantine was to Christianity.


Developing into an impeccable warrior general and a shrewd statesman, Ashoka went on to command several regiments of the Mauryan army. His growing popularity across the empire made his elder brothers wary of his chances of being favoured by Bindusara to become the next emperor. The eldest of them, Prince Susima, the traditional heir to the throne, persuaded Bindusara to send Ashoka to quell an uprising in the city of Taxila in the north-west province of Sindh, of which Prince Susima was the governor. Taxila was a highly volatile place because of the war-like Indo-Greek population and mismanagement by Susima himself. This had led to the formation of different militias causing unrest. Ashoka complied and left for the troubled area. As news of Ashoka's visit with his army trickled in, he was welcomed by the revolting militias and the uprising ended without a fight. (The province revolted once more during the rule of Ashoka, but this time the uprising was crushed with an iron hand.)

Ashoka's success made his step-brothers more wary of his intentions of becoming the emperor, and more incitements from Susima led Bindusara to send Ashoka into exile. He went into Kalinga and stayed incognito there. There he met a fisherwoman named Kaurwaki, with whom he fell in love recently found inscriptions indicate that she went on to become his second or third queen.

Meanwhile, there was again a violent uprising in Ujjain. Emperor Bindusara summoned Ashoka back after an exile of two years. Ashoka went into Ujjain and in the ensuing battle was injured, but his generals quelled the uprising. Ashoka was treated in hiding so that loyalists of the Susima group could not harm him. He was treated by Buddhist monks and nuns. This is where he first learned the teachings of the Buddha, and it is also where he met Devi, who was his personal nurse and the daughter of a merchant from adjacent Vidisha. After recovering, he married her. It was quite unacceptable to Bindusara that one of his sons should marry a Buddhist, so he did not allow Ashoka to stay in Pataliputra, but instead sent him back to Ujjain and made him the governor of Ujjain.

The following year passed quite peacefully for him and Devi was about to deliver his first child. In the meanwhile, Emperor Bindusara died. As the news of the unborn heir to the throne spread, Prince Susima planned the execution of the unborn child however, the assassin who came to kill Devi and her child killed his mother instead. As the folklore goes, in a fit of rage, Prince Ashoka attacked Pataliputra (modern day Patna), and beheaded all his brothers, including Susima, and threw their bodies in a well in Pataliputra. At that stage of his life, many called him Chanda Ashoka meaning murderer and heartless Ashoka.

Ascending the throne, Ashoka expanded his empire over the next eight years, expanding it from the present-day boundaries of Bangladesh and the state of Assam in India in the east to the territory of present-day Iran and Afghanistan in the west from the Palmir Knots in the north to the almost peninsular part of southern India.

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The Historical Significance of Ashoka’s Inscriptions | Storia

There is not one, but there are several sources combined together which provide sufficient information about Maruyan dynasty.

Image Courtesy : upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e2/Asokanpillar2.jpg

Infact, Mauryan dynasty can be called as the first historical dynasty in India. As pointed out by Dr. V.A. Smith. ‘With the establishment of Maruyan dynasty, the history of ancient Indian emerges from darkness to light.

The Puranas of the Hidnus, Buddhist texts like Dipavanasa, Mahabodhivansa and Mahavansa, and Jain texts like Kaplasutra of Bhadrabhahu, Parisista-Parva of Hemachandra form some of the important sources. Amongst descriptions of foreign writers, particularly those of the Greeks, the accounts of Nearchus, Herodotus, Aristobulus and Megasthenes have been regarded valuable. Here I am giving in detail the description about some main historical sources of Maruyan History.

(un) Indica: Indica is the famous historical work of famous Greek traveler Megastheness (who had been sent by Selucus to the court of Chandragupta). In this book he has described whatever he saw or heard about India during his stay of 5 years in India. He wrote a detailed description of the central, city, military and provincial administration of Chandragupta Maruya. Though his book ‘Indica’ is not available now but references from it have been found in the works of other Greek historians.

A scholar named Meckrindle has collected those references and translated them into English. This work gives very valuable information about the Maruyan period of Indian history. Megasthene’s Indica not only gives useful information about Maruyan administration but also about social classes and economic activity during the Maruyan period.

This work is not free from exaggeration and certain facts accepted without any logical arguments but still it is important as historical sources because such draw backs can be found in the accounts of all foreign travelers of the Ancient period. This book also gives useful information about Indian institutions, geography and Indian flora and fauna.

(B) Arthashastra: This work was composed by the intimate friend and Prime Minister of Chandragupta Maurya named Chanakya or Kautilya. It gives us information about the ideals and administrative system of the Mauryan administration. It tells us what difficulties Chanakya had to face in seating Chandragupta on the throne.

This book is divided into 15 sections. Out of them section second and third are older. It seems that various sections have been written by different people. In this work Chanakya has mentioned four divisions of diplomacy, viz, Sanr, Dam, Danda and Bheda. This book tells us the Chandragupta ruled successfully with the help of his army and officials.

To increase his income he brought the barren land under cultivation and kept strict supervision over industry and trade. In brief, this work is an important source of Information for Maruyan social, economic and political conditions.

(C) Vishakhadatta’s Mudra Rakshasa’ is another important source for the study of Chandragupta’s carrier. Though not contemporary, this fifth century (Gupta-period) drama may be trusted for its details of the revolution by which Chandragupta, guided and aided by his Brahmana advisers, Chanakya, first made the Puravas his allies but after capturing Magadha and overthrowing the Nandas, killed the Purava prince.

(D) The Puranas are also an important source of the Maruyan dynasty. The Mauryan Empire has been described as a powerful and extensive empire.

(e) Jain and Buddhist Literary Sources also supplement our knowledge of the Maruyas. Jain sources claim that Chandragupta become an Orthodox Jain towards the end of his life abdicated the throne, and ended his life (according to Jain ideal) by voluntary starvation. The Divyavadan and other Buddhist works containing traditions are an important source of information about Mauryan history but they are not always reliable.

(f) Archaeological Sources: Many archaeological sources especially Asokan pillar and rock inscriptions are in some respects the most reliable and most ample sources of Maruyan history. Rudradaman’s Junagarh inscription throws light on Chandragupta’s irrigation policy and Asoka’ Inscriptions tell us about his law of Piety (Dhamma) and help us to form an idea of the extent of his empire and the contemporary development of art. Some Inscriptions also throw light an Ashoka’s administration.

Historical Importance of Asoka’s Edicts: Asoka’s edicts and inscriptions are an invaluable source of Indian history. They throw a good deal of light on all aspects of Asoka. Perhaps, without them we would not have been able to know as much about that great monarch. It has been rightly remarked.

They are a unique collection of documents. They give us insight into his inner feeling and ideals and transmit across the centuries almost the very words of the Emperor. ‘These edicts and inscriptions provide us with the following useful historical material about Asoka and his times.

Extent of Ashoka’s Empire: Asoka’s edicts and inscriptions have been found inscribed on rocks, pillars and caves, the locations of which have helped us a lot in forming an idea of the extent of Asoka’s Empire. For instance, the discovery of ‘The Minor Rock Edicts’, at three different places in Mysore would suggest that state also formed a part of Asoka’s Empire.

Asoka’s Personal Religion: It is form these edicts that we come to know that Asoka’s personal religion was Buddhism and that he forbade the slaughter of animals, made pilgrimages to the holy places of Buddhism, sent missions in foreign lands and prescribed certain rules for the Buddhist monks, etc.

Asoka’s Dharma and Policy of Toleration: These edicts make it quite clear that Asoka was a tolerant ruler. Though he himself belonged to the Buddhist faith he never persecuted the other religionists. He got constructed three caves for the Jain Sadhus. Similarly the Dharma that he put before his people was not his personal religion, i.e. Buddhism. It was the essence of all the religion and contained some accepted principles of ethics. This side of Asoka’s greatness is also revealed by his edicts and inscriptions.

Asoka’s Administration: These edicts and inscriptions throw a good deal of light on Asoka’s administration and the steps taken by him for the welfare of his subjects. Like a father to his son, Asoka did to his subjects. He constructed many new roads, planted shady trees, built saris at every two kops, opened new hospitals, ordered his officers to follow his ideal of public-welfare.

Asoka’s Character: Asoka’s edicts and inscriptions show him to be a kind brother, the noblest man of earth, tolerant towards other religionists, kind both to men and beasts and always devoted to the welfare of his subjects. In Kalinga Edict II he says, ‘All men are my children and just as I desire for my children that they may enjoy every kind of prosperity and happiness both in this world and in the next so also do I desire the same for all men’ can there be anything nobler than this?

Mauryan Art: These edicts and inscriptions have been found inscribed on rocks, and caves. These pillars are still renowned all over the world for their exceptional beauty and fineness. The polish which these pillars bear still shines in spite of the ravaging influence of rain and bad weather for the last so many centuries. We wonder at the skill of the Maruyan engineers who carried these huge pillars to places which lay thousands of miles away from each other. The Maruyan sculptors had done miracles, while they thought like a giant they executed like a jeweller.

Literacy: These edicts were meant for the common people and they have been found in almost all part of India. From this we can easily conclude that a great percentage of the people in the Mauryan period were literate, who could read those edicts, otherwise there was no sense in spending so much amount in inscribing the edicts and inscriptions on rocks, pillars and caves.

Popular Language: These edicts are not in the Sanskrit language but in Prakrit. So historians have concluded that the spoken language of the people in the Mauryan period was Prakrit and not Sanskrit. The script of these edicts in Brahmi except the Mansehra and Shahbazgarhi inscriptions where Kharoshthi script is used which runs like Urdu and Persian from right to left.

Foreign Relations: That Asoka had friendly relations with many foreign countries (like Ceylon) is also indicated by his edicts and inscriptions.


Ashoka married Karuvaki: a fisherman’s daughter

Her true self which felt the pain of others and which knew that there was no greater service to God than helping the inferior. Soon Ashoka married Karuvaki.

You might think, Ashoka being a royal born should have chosen a women of his match for marriage, instead he chose Karuvaki, a fisherman’s daughter, a commoner.

You can relate to that can’t you, when you are in love with a person nothing matters but that person’s heart, nothing matters- not their bank balance, their car, their home, nothing.

What matters is the beautiful heart and the true love that you both share. Ashoka was no different. He gave love superiority.

Although it wasn’t an impulse, Ashoka took time to know her, to study her and that is what made him fall in love so deeply.


In Search of Ashoka’s Edict

T he Emperor Ashoka of the Mauryan Dynasty is one of the most intriguing figures in South Asian history. The celebrated story of a great warrior who ruled almost all of the South Asian Subcontinent but then had a spiritual awakening following his bloody conquest of Kalinga is a heartening one.

After his conversion to Buddhism, Ashoka decided to spread his ideology of pacifism across his realm. The stone and pillar edicts of Ashoka served this purpose and were mostly located at the edges of his empire and have been found in places as diverse as Nepal, Karnataka and Afghanistan. Three of these edicts are located in Pakistan. One of them was a pillar edict which has subsequently been lost to history, although fragments of it have been recovered, but the two stone edicts located at Mansehra and Shahbazgarhi, Mardan, are in remarkably good condition and are very easy to visit from Islamabad.

In the heyday of archaeology, during the Victorian era and the early 20th century, expeditions to ancient ruins often entailed long and exotic journeys by riverboat and camel caravan but in today’s Pakistan, most Gandharan sites are just a couple of hours’ drive from Islamabad. On the morning of the 8th of February, I left a still chilly Islamabad – although it is actually warmer than usual due to the dry spell – along with my merry crew including my henchman Faraz to photograph the rock edict of Shahbazgarhi.

Famous chapli kababs of Shahbazgarhi

To get to Shahbazgarhi you first take the Islamabad-Peshawar Motorway and then turn onto the Swat Motorway after crossing the Indus. You drive on the Swat Motorway up to the Ismailia interchange and then get off the motorway. The village of Shahbazgarhi is just a fifteen-minute drive from the interchange and then you will have to ask around for the archaeological site (Asaar Qadeema Ashoka), which is located on a small, solitary hill off the main road.

The site is quite well kept with a garden dating back to the British Raj and some ornamental gazebos and benches built during the 1990s. There are two rocks with engravings on them, one is at the base of the hill and the other a short climb up. The first one is the smaller of the two but it is better preserved and the writings etched upon it are clearly visible and would be easier to read. Those on the larger rock higher up are badly weathered.

None of the edicts refer to Ashoka by name but by his title of “Devanampriya Priyadasi” meaning “The Benevolent One Beloved by the Gods”

It is remarkable that they are so well preserved in spite of the extreme weather of the region, with a combination of freezing cold winters, harsh summers and monsoon deluges. The content of the edicts is similar at all of the locations throughout the erstwhile Mauryan Empire. None of them refer to Ashoka by name but by his title of “Devanampriya Priyadasi,” meaning “The Benevolent One Beloved by the Gods.”

At the archaeological site

They outline his social policies of treating the sick and poor with compassion and outlawing the slaughter of certain animals on certain days of the week. The language used was the Prakrit of the region they were written in, the ones in what is now Pakistan are in Gandhari Prakrit. The script used again differs upon the region. In most of India, Brahmi was used but the one in Shahbazgarhi is written in Kharoshti, the Aramaic-inspired script of Gandhara.

The Shahbazgarhi inscription is in fact one of the oldest of the Ashokan Rock Engravings and it has been claimed that it is perhaps the oldest written record discovered in South Asia after the Indus Valley Seals. This brings us to an interesting exchange between my Merry Men. My driver Sajjad wondered aloud about what language they were written in. My gunman Kashif intelligently guessed that they must be in Sanskrit. Then good old Faraz confidently added that the language used in the Ashokan Rock Edicts was, “Qadeemi Janduli Pokhto” or Ancient Janduli Pashto! Little does Faraz know that the East Iranic peoples who introduced Pashto to the region were probably still in the Pamirs or even East Turkistan at that time!

‘With my good man Faraz at the second rock edict’ – author

Overall the site of Shahbazgarhi is a nice place to visit if one is a fan of Mauryan and Gandharan history, but for the casual tourist there isn’t that much to see. But if you combine it with other nearby sites such as the Kushan-era remains at Jamalgarhi and the magnificent Takhtbhai Buddhist Monastery built by the Indo-Parthians, it would be quite a worthwhile trip.

Keep the time of year in mind, though. The Peshawar Valley has quite a harsh climate. It is hotter than the highlands on which Islamabad is located and due to the mass-scale cultivation of rice and sugarcane with flood irrigation, it is as humid as Thailand between the months of July and October. Again December and January are very cold and the spring months can be quite rainy.

The best time to visit would be on a dry day between February and May. Although winter would be a good time as well, especially if you want to partake in another of Gandhara’s specialties, chapli kababs

The best time to visit would be on a dry day between February and May. Although winter would be a good time as well, especially if you want to partake in another of Gandhara’s specialties, chapli kababs.

Shahbazgarhi is famous for two things, Ashoka’s edicts and chapli kababs. Baba Karhai (pronounced Ba-Bo in Pashto) is a chapli kabab restaurant located in the village that has been in business since 1919, making it one of the oldest kabab places continuously in business. After spending some time at the rock edicts we went to try out Babo’s chapli kababs. The restaurant is located about four kilometers down the road from the archaeological site. There is outdoor seating available across the road and the kababs are of fairly decent quality, but about average by the standards of Mardan District. One of the reasons for this may be because until the Swat Motorway was opened in 2019, Shahbazgarhi was off the main routes and thus only had a localized clientele, whereas Takht-i-Bhai being on the main thoroughfare to the Malankad Division received plenty of tourists. If you are just visiting Shahbazgarhi do try them but if you are going on to Takht-i-Bhai the kababs there are, in my opinion, much tastier.

Close-up of the inscriptions

Ashoka was perhaps the greatest indigenous Indic ruler to have reigned over the Subcontinent. His edicts are mostly located upon the edges of his empire, spreading a sense of pan-Indic identity and Buddhist ideology far beyond his Gangetic heartland.

The edicts at Shahbazgarhi remind us of the legacy of this great man and make for a convenient day trip from Islamabad or Peshawar. Visiting the archaeological site followed up by a chapli kabab lunch makes for an excursion that satisfies the eyes, intellect and stomach all at once! Shahbazgarhi truly deserves to be a better known location.

The author is the ceremonial Mehtar of Chitral and can be contacted on Twitter: @FatehMulk


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